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Filippo Barbera, il maestro dislessico e la sua scelta della scuola superiore

08 gennaio 2019
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Una relazione pubblicata dal Miur ad aprile 2018 riporta un dato che ci ha colpito: nella scuola secondaria di primo grado il 5,4% degli studenti ha un Disturbo Specifico dell’Apprendimento DSA. (la relazione completa è scaricabile qui) Per tanti di loro gennaio sarà il mese in cui scegliere cosa fare dopo la terza media.

C'è chi ha già deciso da tempo e chi cerca di trovare la propria strada tra i consigli dei genitori, i suggerimenti degli insegnanti e le esperienze degli amici.

Filippo Barbera è stato studente, è un insegnate ed è dislessico.

Gli abbiamo fatto qualche domanda riferita a questo momento cruciale nella vita di ogni studente perché il suo punto di vista (e i saggi consigli della sua mamma) sono utili davvero per tutti.

Filippo, laureato con lode, dal 2014 è maestro di ruolo nella scuola primaria. Specializzato in Psicopatologia dell’Apprendimento e nel Metodo Montessori, svolge un’intensa attività di studio sui DSA e di sensibilizzazione sul territorio nazionale. E' autore di “Un’insolita compagna la dislessia” (Cleup 2013) e di “Con-pensare i DSA” (Cleup 2014).

Filippo, scegliere quale istituto superiore frequentare è un momento molto importante nella vita di un ragazzo o una ragazza e della sua famiglia, ricordi come lo hai vissuto tu? 

Scegliere la scuola superiore a me più idonea fu molto impegnativo. Vicenza, la città in cui vivo, offriva diverse possibilità: studi classici, scientifici, tecnici, commerciali, sociali e psicologici. Ma il vero problema, quello che rendeva così complicata la mia scelta, non era dovuto alle molteplici offerte didattiche, bensì alla mia preoccupazione di non essere in grado di affrontare un determinato corso di studi a causa dei miei disturbi specifici dell'apprendimento. L’esperienza delle medie aveva fatto scendere la mia autostima a un livello molto basso.

Continuavo a pormi domande del tipo: In quale scuola superiore dovrebbe iscriversi un ragazzo che legge saltando le righe, dimentica le lettere o sbaglia a scrivere una parola perché inverte la “a” con la “e”?

Il consiglio dei professori delle medie era stato l'alberghiero, poiché a detta loro era quello "più tagliato per le mie competenze".

Alla fine furono le parole di mia madre a ispirarmi nella scelta: "Studiare non è facile, meglio assecondare le passioni, studiare volentieri e non per forza". Assecondai le mie passioni, consapevole che tutto il resto lo avrei valutato strada facendo.

 

Il concetto di diversità può essere un plus: in che misura per te la Dislessia è stata elemento vincente e in che misura un limite.

 

Sto pensando alla mia dislessia, a quanta strada abbiamo fatto assieme io e lei... ne abbiamo passate tante ed ora conviviamo insieme pacificamente da anni... tant’è vero che, se per assurdo sparisse, così di colpo, io non mi riconoscerei più e sentirei dentro di me un vuoto.

Si la diversità può essere un plus, ma solo dopo che la si è accettata e si sono intraviste le potenzialità. Come le monete.. anche queste caratteristiche hanno due facce.. tutto sta nel riuscire a vederle e comprenderle entrambe. Non è facile, perché spesso i feedback che ricevi dall'esterno non fanno altro che sottolineare gli aspetti negativi!

Nel mio caso, tutta la fatica per andare a cercare nuovi metodi e strategie è tornato utile quando sono diventato insegnante. Ma la cosa più importante è che mi ha fatto sviluppare la mia grande determinazione e una sensibilità unica.


La formazione professionale è spesso accreditata come una scuola di Serie B e non è raro che le persone con DSA vengano indirizzate qui perché “più facile”, qual è la tua opinione rispetto a queste due forme di discriminazione?

 

Il nostro Sistema Scuola si basa su un paradigma che, semplificando al massimo, puntava a "selezionare" le persone incanalandole in percorsi di Serie A e di Serie B. Da allora sono cambiate molte cose a livello sociale e culturale, ma la scuola nonostante le molte riforme di fatto non ha mai cambiato il proprio paradigma.

Il vero problema è che bisognerebbe avere il coraggio e la forza di cambiare quel paradigma con uno alternativo e più adeguato alla modernità. Ma lasciare il noto per l'ignoto è molto difficile.. spesso si cerca di mediare.. e i risultati sono addirittura peggiori!

 

Lascia un consiglio per i genitori di ragazzi con DSA che devono aiutarli nella scelta o ridefinizione del percorso di studi.

Le parole di mia madre furono per me un faro.. di conseguenza le ripropongo nuovamente.. incitando genitori e ragazzi ad assecondare le proprie passioni. "Iscriviti a una scuola che ti piaccia, senza farti condizionare dalle prospettive finali, valuta pure gli sbocchi professionali che ti vengono offerti, ma non metterli in primo piano... ai miei tempi ho scelto la scuola solo pensando all’offerta lavorativa che ne avrei ricavato alla fine ed ho sbagliato in pieno. Non ho seguito quello a cui mi induceva la mia indole, non ho fatto quello che realmente mi piaceva. Non fare il mio stesso errore: oggi trovare lavoro è comunque difficile in ogni campo, c’è esubero dappertutto... fa’ quello che ti senti. Studiare non è facile, meglio assecondare le passioni, studiare volentieri e non per forza".

Non ponetevi limiti.. lasciate sempre spazio alla speranza.

 

Lascia anche un consiglio ai nostri insegnanti.

La cosa principale è CAPIRE, capire veramente, il bambino/ragazzo che hai davanti. Vedere, cioè, oltre la sua difficoltà. Vedere che dietro a lui c’è una storia, ci sono delle abilità che vanno scoperte. Ma prima di tutto c’è un essere che va rispettato. Oggi che sono stati riconosciuti i DSA si corre il rischio di non stimolare abbastanza i ragazzi. Bisogna puntare a trovare metodi, costruire un percorso. Ogni caso è diverso dall’altro e ci sono dei piccoli accorgimenti che possono cambiare la loro vita senza dare per forza uno strumento dispensativo.

Il Cfpcemon e i Disturbi Specifici dell’Apprendimento

I nostri docenti sanno bene che ogni allievo con “disturbo specifico dell’apprendimento” possiede caratteristiche e bisogni ben diversi.

Il primo passo avviene con il colloquio informativo durante il quale la famiglia ci consegna la certificazione di DSA.

Ad inizio anno scolastico osserviamo i nostri ragazzi e ragazze per un periodo (circa un mese). A seguire produciamo il PDP (Piano didattico Personalizzato) per valutare quali siano gli strumenti compensativi e dispensativi necessari e lo condividiamo con il collegio docenti, con la famiglia e il ragazzo o la ragazza.

Gli allievi con DSA non sono diversi dagli altri; non vogliamo che si sentano incapaci, falliti e demotivati.

Il nostro obiettivo è quello di garantire a tutti un successo formativo, grazie anche ad una didattica inclusiva (brainstorming, attività di cooperative learning e lezione partecipata).

La nostra soddisfazione più grande è vedere come spesso gli allievi diventino autonomi, senza neppure rendersene conto e con il tempo abbandonano gli strumenti compensativi e/o dispensativi di cui avevano bisogno all'inizio.

Il nostro pensiero perciò sposa quello del maestro Barbera quando scrive che è necessario stimolare gli allievi: con la passione, un clima positivo in aula ed il rispetto, tutti gli allievi, con o senza DSA, ottengono ottimi risultati e soprattutto non si sentono alunni di serie B.

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