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15- 18: la grande guerra ai pregiudizi

21 maggio 2018
Senza confini
Una città, un mondo di persone nere dove noi bianchi sembriamo a disagio
Che strano… mi sembra uno zoo dove noi assomigliamo ai visitatori curiosi
Una strana impressione vedere la polizia all'ingresso
Tutto è cambiato quando ho parlato con loro

Sono alcuni dei pensieri raccolti durante la prima giornata di permanenza in Sicilia dagli accompagnatori e confermano quanto non sia stato facile affrontare la visita (in questo caso al CARA di Mineo)

15-18 non sono gli anni del primo conflitto mondiale ma i giorni di maggio che rappresentano le date del viaggio in terra siciliana. Un viaggio profondamente voluto e tanto atteso da lasciare il segno in tutti quelli che hanno partecipato.

Tocca a Giulio Tiraboschi raccontare Senza Confini.

"Parto dall’idea di viaggio e non di gita. Nella gita tutto è deciso a priori, organizzato nel migliore dei modi…

Il viaggio è un percorso che può riservare difficoltà e sorprese.

Il viaggio è una scommessa che obbliga a mettersi in movimento, un movimento che può essere reale quanto simbolico.

Il viaggio si costruisce poco alla volta, partendo da lontano, con un sogno che poco a poco diventa realtà.

La Fondazione CRC apre un bando (qui esprimiamo la nostra gratitudine per il ruolo fondamentale di questa fondazione che continua a sostenere il territorio in scelte anche alternative…) a cui partecipiamo con il progetto “Senza confini, senza paure”. Il progetto è approvato!

Prepariamo i nostri allievi grazie alla collaborazione della Caritas Mondovì e delle Associazioni Apice, Ariete e Geronimo Carbonò ad un incontro speciale: gli immigrati... ma non quelli che vediamo per le nostre strade; vogliamo incontrare coloro che hanno appena fatto il grande viaggio nel Mediterraneo e soggiornano ancora in Sicilia.

Il viaggio è pronto, ci sono tutte le autorizzazioni.

In Sicilia sono stati quattro i momenti fondamentali:

  • l’incontro con la Capitaneria di porto di Pozzallo,
  • i laboratori all'interno della comunità per minori di Pozzallo,
  • la giornata al CARA di Mineo,
  • l'appuntamento con l’ONG MEDU.

Un messaggio comune per tutti questi momenti: al centro ci sono sempre gli ESSERI UMANI che in quanto essere umani vanno prima di tutto salvati.

Due giornate ricchissime di incontri, di video, di attività, di gioco dove tanti operatori e volontari ci hanno fatto vedere in mille modi il loro amore per questa umanità ferita. Un esempio per tutti: un ragazzo profugo ci ha parlato delle torture nel carcere libico mostrandoci le dita dei piedi con le unghie strappate. Visioni che non si possono dimenticare.

A beneficiare di questo viaggio, due classi, la seconda Acconciatura e la prima Ristorazione, 27 allievi in totale.

Il regalo più bello dei miei allievi? L’osservazione di un ragazzo, l’ultima sera in hotel: “Prof, questo viaggio è stato davvero bello!”. È difficile riassumere tutte le emozioni provate. Ma mi commuove pensare ai tanti momenti in cui ho visto i miei allievi “mettersi in gioco” con i profughi in mille modi, dal selfie alla partita di calcio, dall’attività condivisa al ballo.

Sono orgoglioso per tutti e 27: hanno accettato non di fare la gita scolastica ma di scommettere sul viaggio. La scuola, in particolare quella che sogno io, ha un duplice compito: non solo formare dei professionisti ma aiutare i nostri ragazzi a diventare uomini e donne, soggetti attivi nella nostra società.

Ho intitolato queste poche righe “la grande guerra ai pregiudizi”. Oggi come oggi, purtroppo, il pensiero comune sul mondo degli immigrati è spesso trasmesso in modo poco corretto e molto di parte. Non ho la pretesa che i miei allievi abbiamo cambiato il loro punto di vista. Sicuramente hanno avuto modo di pensare al problema e di farsi una loro idea...qualche pregiudizio è certamente caduto.

Nel rinnovare il mio grazie a tutti quanti hanno permesso il viaggio (il Direttore del CFP, i colleghi, le prefetture che hanno autorizzato le visite, le persone incontrate, le famiglie che ci hanno affidato i loro figli) termino con le parole di una canzone di Mengoni: “Credo negli esseri umani…Prendi la mano e rialzati
Tu puoi fidarti di me. Io sono uno qualunque, uno dei tanti, uguale a te. Ma che splendore che sei nella tua fragilità. E ti ricordo che non siamo soli a combattere questa realtà."

Un momento della visita al C.A.R.A. di Mineo

"È  stato bello cercare di capire le varie attività ed i servizi svolti nel centro, ma ciò  che può cambiare il nostro modo di pensare é altro. In questo caso, il mio pensiero sul profugo cambia, e cambia eccome, quando entro in relazione con l’Altro. Lo scrivo con la A maiuscola perché l’Altro é mio fratello e condivide con me la nostra umanità. Sono per strada mentre visito il Cara.

Mi avvicina un Altro. Mi saluta con “Ciao prof.” e la visita prende un taglio tutto diverso. Curioso. É lui ad avere fatto il primo passo, quello più coraggioso. Allora, per me é tutto più facile. Una lunga chiacchierata ci accompagna nei vialoni del Cara. Sono momenti preziosi.

Per me: entrare in relazione con Buka é  un regalo perché si abbattono barriere e la mente si libera.

Forse anche per lui: non so perché mi abbia cercato. Forse voleva un po’ di considerazione, uno sguardo non giudicante, un po’ di esercizio della lingua italiana. Non ho avuto il coraggio di chiederglielo, di fare io questo primo passo dopo che lui aveva camminato per primo nella mia direzione.

Eppure qualcosa ho imparato.

Stiamo facendo un'attività con gli ospiti dove con i colori lasciamo le nostre firme su un lenzuolo. Fuori dalla finestra, un Altro guarda con curiosità. Esco, lo invito, lo accompagno dentro. È toccato a me fare il primo passo, ma qualcuno me lo aveva appena insegnato… Un selfie insieme e leggo un sorriso sulle sue labbra.

Qui abbiamo visto operatori disponibili e soddisfatti, profughi curati e sereni. Siamo orgogliosi di essere stati accolti dallo staff al completo e posso chiudere con un pensiero che stasera un ragazzo mi ha regalato. “Non pensavo che questo viaggio fosse così bello”. Un mio allievo straniero che mi comunica questo pensiero riempie il mio cuore di gratitudine."

Giulio Tiraboschi - Responsabile Cfpcemon Mondovì

Il Progetto Senza Confini

Le classi seconda Acconciatura e prima Ristorazione Cfpcemon hanno aderito al progetto SenzaConfinirealizzato grazie al contributo della FondazioneCRC e culminato nella visita a Pozzallo e al C.A.R.A. di Mineo svolta dal 15 al 18 maggio 2018.

Il progetto è organizzato con la collaborazione di: Apice Associazione per l’incontro delle culture in Europa, Associazione Ariete, Caritas Mondovì e Geronimo Carbonò.

Senza confini, prima del viaggio

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